NOTIZIE ENTE:

Denominazione: Fondazione CIF Formazione Codice fiscale e Partita IVA: 02036840995

Struttura: Sede Legale ed Amministrativa: Via Borzoli 61 A – 16153 Genova

Tel. 010 252192 fax. 010 252192

E-mail: amministrazione@fondazionecif.it

Sedi operative:

Via Borzoli 61 A – 16153 Genova

Tel. 010 4694259 fax. 010 6424652

E-mail: didattica@fondazionecif.it

Via Rivarola 7 – 16043 Chiavari (Ge)

Tel. 0185 303496

E.mail: chiavari@fondazionecif.it

Sito web: www.fondazionecif.it

CCNL

Formazione Professionale e Commercio e Servizi

 

Forma Giuridica

CIF è una Fondazione senza scopo di lucro che opera esclusivamente nell’ambito territoriale della Regione Liguria con durata illimitata nel tempo.

Patrimonio e mezzi economici

Il patrimonio della fondazione e costituito dalla dotazione iniziale indicata nell’atto costitutivo.

Tale patrimonio può essere incrementato da:

  • pubbliche e private contribuzioni con destinazione espressa e/o deliberata dal Consiglio di Amministrazione ad incremento del patrimonio;
  • acquisti, lasciti e donazioni di beni mobili ed immobili pervenuti alla Fondazione a titolo di incremento del patrimonio;
  • lasciti e donazioni con destinazione vincolata;
  • somme derivanti da alienazione e/o da operazioni di gestione del patrimonio disponibile e destinate ad incremento de] patrimonio per delibera de] Consiglio di Amministrazione

Per l’adempimento dei suoi compiti, la fondazione dispone altresi:

  • delle erogazioni liberali e dei contributi pubblici e privati versati alla Fondazione per il raggiungimento del suo scopo;
  • dei redditi del patrimonio;
  • delle somme pervenute alla Fondazione da terzi a qualsiasi titolo, non destinate all’incremento del patrimonio
  • delle somme derivanti da operazioni di gestione del patrimonio disponibile e destinate a finalità diverse dall’incremento del patrimonio per delibera del Consiglio di Amministrazione

Governance

Sono organi della Fondazione il CDA il presidente e i vece presidenti

Organigramma generale

Vedi allegato

Certificazioni / Accreditamento

Sistema gestione qualità certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001:2008 per la progettazione, erogazione e gestione di servizi formativi e di servizi orientativi

Accreditamento della Regione Liguria

Deleghe e responsabilità

Il sistema di procure e deleghe di poteri in essere in CIF garantisce la corrispondenza tra l’incarico attribuito al soggetto interessato e il potere di spesa allo stesso attribuito.

Le procure e deleghe sono rese conoscibili all’interno e all’esterno della Fondazione.

Brevi cenni storici

La Fondazione opera in campo civile, sociale e culturale per contribuire alla costruzione di una democrazia solidale e di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti umani e della dignità della persona.

La Fondazione, che si ispira ai valori della dottrina sociale della chiesa, della condivisione e della solidarietà, non ha scopo di lucro, è apartitica, con durata illimitata nel tempo.

La Fondazione persegue finalità di formazione professionale, di istruzione e culturali ed ha per oggetto le seguenti attività:

  1. Realizzare attività di istruzione, formazione, riqualificazione, aggiornamento professionale e culturale in qualsiasi materia e settore ivi compresi corsi per l’apprendimento delle lingue, corsi commerciali, di informatica ed altro, a favore di soggetti adulti o minori.
  2. Promuovere e gestire servizi educativi, formativi, culturali, sportivi e ricreativi.
  3. Gestire servizi e promuovere iniziative per garantire il diritto allo studio.
  4. Promuovere, progettare e coordinare attività di ricerca, formazione e scambio formativo.
  5. Svolgere attività di studio, ricerca, sperimentazione in materia di formazione ed orientamento professionale, ivi compreso lo studio, la ricerca, l’informazione e la documentazione in materia di piani di sviluppo locali.
  6. Promuovere iniziative volte a prevenire la dispersione scolastica, le difficoltà di apprendimento ed il disagio giovanile.
  7. Favorire e sostenere il pluralismo scolastico ed i diritti della famiglia in campo educativo.
  8. Curare particolarmente la formazione dei soggetti diversamente abili.
  9. Promuovere l’integrazione di alunni stranieri e delle loro famiglie.
  10. Svolgere attività di formazione e mediazione culturale in ambito scolastico e lavorativo a favore di cittadini stranieri.
  11. Offrire servizi a realtà educative, formative e culturali.
  12. Operare in campo civile, sociale e culturale per contribuire alla costruzione di una democrazia solidale e di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti umani e della dignità della persona secondo lo spirito ed i principi cristiani.
  13. Operare per il raggiungimento di una cultura e di una democrazia paritaria in cui sia pienamente riconosciuta la dignità della donna.
  14. Promuovere e sostenere interventi a favore della formazione e dell’occupazione femminile.
  15. Curare l’informazione e la divulgazione al pubblico della propria attività, anche mediante diffusione di stampati e pubblicazioni, nonché la produzione di materiali multimediali.
  16. Coordinare, progettare e svolgere attività di formazione dei formatori ed il loro aggiornamento professionale.
  17. La Fondazione può collaborare, anche in regime convenzionale, con istituti, enti pubblici e privati e può aderire ad organismi regionali, nazionali ed internazionali che perseguono scopi analoghi, partecipare ad Associazioni Temporanee di scopo o di impresa.
  18. Svolgere attività di orientamento e candidatura per collocazione e/o ricollocazione professionale.
  19. Svolgere azioni di mediazione nell’ambito della collaborazione e/o ricollocazione nel mercato del lavoro.
  20. Svolgere attività di ricerca e selezione con analisi del contesto organizzativo, valutazione delle candidature e degli esiti di inserimento; supporto alla collocazione/ricollocazione professionale, con sostegno alla ricerca del lavoro.
  21. Sostenere persone disabili, persone iscritte nelle categorie protette, prsone segnalate dai Servizi socio-sanitari nella ricerca di una occupazione attraverso l’utilizzo di percorsi di orientamento e mediazione o con il solo collocamento mirato.
  22. Offrire alle imprese un supporto nella scelta delle risorse umane disabili e nell’integrazione delle stesse nell’organizzazione aziendale.
  23. Offrire alle persone ad alle imprese sostegno nelle situazioni critiche che si vengono a creare in contesto lavorativo.

La Fondazione CIF Formazione dall’1 Luglio 2011 come risulta dall’atto notarile repertorio n. 45851 del 26/06/2011 è subentrata nel ramo d’azienda già svolto dal CIF Regionale Formazione Professionale a seguito di donazione.

L’attività è gestita dallo stesso personale e negli stessi locali accreditati di Genova – Via Borzoli, 61 A e Chiavari (Ge) – Via Rivarola, 7.

ACCREDITAMENTI riconosciuti dalla Regione Liguria:

Formazione iniziale

Formazione superiore

Formazione per tutto l’arco della vita

Formazione per fasce deboli

PARTE GENERALE

INDICE

 

Pag.

  1. Il decreto legislativo n.231/2001.. 12
  2. Adozione del modello. 14
  3. Struttura del modello. 15
  4. La predisposizione del sistema di controllo preventivo. 16
  5. L’Organismo di Vigilanza. 17

5.1. Requisiti richiesti all’Organismo di Vigilanza. 17

5.2. Nomina, revoca e decadenza. 18

5.3. Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza. 19

5.4. Flusso informativo nei confronti dell’Organismo di Vigilanza. 22

5.5. Reporting dell’Organismo di Vigilanza nei confronti degli organi sociali 23

  1. Il sistema disciplinare. 23

6.1 Misure nei confronti di quadri, impiegati ed operai 24

6.2 Misure nei confronti dei dirigenti 25

6.3 Misure nei confronti degli amministratori e dei sindaci 25

6.4 Misure nei confronti di collaboratori e consulenti esterni 26

6.5 Misure nei confronti dei soci 26

  1. Formazione e diffusione del modello. 27
  2. Il sistema delle verifiche. 28
  3. Adozione e gestione del modello. 28

1. Il decreto legislativo n.231/2001

 

In data 8 giugno 2001 è stato emanato il decreto legislativo 231, entrato in vigore il 4 luglio successivo (di seguito Decreto), dal titolo Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito enti).

 

Il Decreto ha introdotto nell’ordinamento italiano un regime di responsabilità amministrativa, equiparabile sostanzialmente alla responsabilità penale, a carico degli enti per alcuni reati commessi, nell’interesse o vantaggio degli stessi, da:

  • persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale (soggetti in posizione apicale)
  • persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell’ente (considerate anch’esse soggetti in posizione apicale)
  • persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati nei due punti precedenti (soggetti subordinati).

 

Tale responsabilità, che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto, mira a coinvolgere, nella punizione dei reati, gli enti nel cui interesse o vantaggio tali reati siano stati compiuti: l’ente non risponde del reato commesso dalle persone fisiche, ma di un autonomo illecito amministrativo, riconducibile ad una carenza organizzativa tale, da rendere possibile la commissione del reato. Il legislatore ha cioè delineato un sistema di responsabilità da colpa organizzativa, che sorge qualora il fatto criminoso possa ricondursi alla struttura.

La responsabilità prevista dal Decreto sorge anche in conseguenza di reati commessi all’estero, purché per gli stessi non proceda lo Stato in cui è stato commesso il reato.

 

Le sanzioni a carico degli enti, previste per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, sono le seguenti:

  • sanzioni pecuniarie
  • confisca del prezzo o del profitto del reato
  • sanzioni interdittive, che possono sostanziarsi in:
    • interdizione dall’esercizio dell’attività
    • divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione
    • sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito
    • esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, nonché revoca di quelli eventualmente già concessi
    • divieto di pubblicizzare beni o servizi
  • pubblicazione della sentenza, che può essere imposta qualora vengano comminate sanzioni interdittive.

Le sanzioni previste dal Decreto colpiscono il patrimonio e l’attività dell’ente.

 

La norma ha introdotto un articolato sistema di esimenti, per effetto del quale l’ente non può ritenersi responsabile se si è dotato di un adeguato apparato di regole interne, finalizzato a prevenire la commissione di reati da parte delle persone fisiche in posizione apicale, nonché da parte dei soggetti ad esse subordinati.

 

In particolare, nel caso di reati commessi da soggetti in posizione apicale l’articolo 6 del Decreto prevede l’esonero da responsabilità qualora l’ente dimostri che:

  1. l’organo dirigente dell’ente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Tali modelli, in particolare, devono rispondere alle seguenti esigenze:
  • individuare le attività nel cui ambito esiste la possibilità che vengano commessi i reati previsti dal Decreto (cosiddetta mappatura delle aree a rischio)
  • prevedere specifici protocolli (procedure) diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente, in relazione ai reati da prevenire
  • individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati
  • prevedere obblighi di informazione, nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello
  • introdurre un sistema disciplinare interno, idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello
  1. il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli, nonché di curare il loro aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo (Organismo di Vigilanza, di seguito OdV). Negli enti di piccole dimensioni non è obbligatorio individuare tale organismo, in quanto la norma ammette che il compito di vigilanza possa essere svolto direttamente dall’organo dirigente.
  2. le persone che hanno commesso il reato hanno agito eludendo fraudolentemente i suddetti modelli di organizzazione e gestione
  3. non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza, da parte dell’OdV.

 

Per i reati commessi da soggetti subordinati, l’articolo 7 del Decreto prevede la responsabilità dell’ente se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza. In ogni caso è esclusa l’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l’ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

 

Il Decreto prevede che i modelli di organizzazione e di gestione possano essere adottati sulla base di codici di comportamento redatti da associazioni rappresentative di categoria, comunicati al Ministero della Giustizia, che può formulare osservazioni, sulla idoneità dei modelli proposti a prevenire i reati. Dopo trenta giorni dalla data di ricevimento del codice di comportamento, da parte del Ministero, senza che questo abbia provveduto a formulare osservazioni, il codice di comportamento acquista efficacia.

 

2. Adozione del modello

 

L’Ente, nell’esigenza di assicurare condizioni di correttezza e di trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, ritiene di procedere all’attuazione del modello di organizzazione e di gestione previsto dal Decreto.

 

Tale iniziativa viene assunta nella convinzione che l’adozione del modello, al di là delle prescrizioni del Decreto, che lo indicano come facoltativo e non obbligatorio, possa costituire un valido strumento di sensibilizzazione nei confronti di tutti coloro che operano in nome e per conto dell’Ente, affinché seguano, nell’espletamento delle proprie attività, comportamenti corretti e lineari, tali da prevenire il rischio di commissione dei reati, con particolare riferimento a quelli contemplati nel Decreto.

 

Parte integrante del modello è anche il codice etico di cui sopra.

 

In proposito si osserva che:

  • il codice etico rappresenta uno strumento suscettibile comunque di applicazione sul piano generale, da parte dell’Ente, allo scopo di esprimere i principi di deontologia aziendale, che l’Ente riconosce come propri e dei quali si pretende l’osservanza da parte di tutto il personale (dipendenti, amministratori e collaboratori a vario titolo), nonché dei terzi che ricevono dall’Ente incarichi (ad esempio, i consulenti) o che hanno rapporti con l’Ente a vario titolo (ad esempio, i fornitori)
  • il modello risponde invece a specifiche prescrizioni contenute nel Decreto, finalizzate a prevenire la commissione di particolari tipologie di reati che, essendo commessi apparentemente nell’interesse o a vantaggio dell’Ente, possono comportare una sua responsabilità amministrativa, in base alle disposizioni del Decreto medesimo.

 

Come detto, il modello è stato predisposto tenendo presenti le disposizioni del Decreto, e della relativa relazione governativa di accompagnamento.

In attuazione di quanto previsto dall’articolo 6 del Decreto, il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello, nonché di curare il suo aggiornamento, è affidato all’Organismo di Vigilanza, nominato dal Consiglio di Amministrazione secondo i criteri e le modalità di cui più avanti.

 

3. Struttura del modello

 

Oltre che dal citato codice etico, il presente modello è costituito da una Parte Generale e da singole Parti Speciali, predisposte per le diverse tipologie di reato, specificamente contemplate nel Decreto, per cui l’Ente ha valutato ipotesi di rischio nello svolgimento della propria attività.

 

Nella Parte Generale vengono illustrate le componenti essenziali del modello, con particolare riferimento:

  • alla predisposizione e formalizzazione di un sistema di controllo, che sia in grado di contrastare efficacemente la commissione dei reati, da parte delle persone dell’Ente
  • alla composizione ed al funzionamento dell’Organismo di Vigilanza
  • alla diffusione del modello nel contesto aziendale ed alla formazione del personale
  • al sistema disciplinare ed alle misure da adottare, in caso di mancata osservanza delle prescrizioni del modello.

 

Le Parti Speciali trovano applicazione per le tipologie specifiche di reati in relazione all’attività svolta dall’ Ente.

 

E’ compito del Consiglio di Amministrazione, su iniziativa dell’Organismo di Vigilanza, integrare il presente modello aggiungendo le eventuali ulteriori parti speciali, che si dovessero rendere opportune come conseguenza del verificarsi di una, o di entrambe, le seguenti circostanze:

  • inserimento, da parte di nuove normative, di ulteriori fattispecie di reati, nell’ambito di applicazione del Decreto
  • svolgimento da parte dell’Ente di una nuova attività, dalla quale dovesse innovativamente conseguire il rischio di commettere uno dei reati, previsti dal Decreto.

 

Allo stesso modo il Modello potrà essere aggiornato o modificato, in riferimento a mutate esigenze e/o valutazioni.

 

4. La predisposizione del sistema di controllo preventivo

 

E’ compito del Consiglio di Amministrazione, in collaborazione con la Direzione dell’Ente, individuare le aree maggiormente esposte al rischio di commissione dei diversi reati previsti dal Decreto.

 

Mediante l’individuazione delle aree a rischio e la conseguente adozione delle opportune procedure (protocolli), nella parte speciale dedicata a ciascuna di esse, il modello si propone di predisporre un sistema strutturato e organico, che ha il fine di consentite all’Ente di intervenire tempestivamente, per prevenire o contrastare la commissione dei reati.

 

Le componenti più rilevanti del sistema di controllo preventivo sono:

  • il codice etico (v. sopra), che definisce il sistema normativo interno, diretto a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ Ente, in relazione ai rischi – reato da prevenire, e fissa le linee di orientamento generali, alle quali si deve fare riferimento nel disciplinare le modalità operative da adottare, nei settori sensibili
  • l’adozione di un sistema organizzativo formalizzato, con l’impiego di strumenti (organigramma aziendale, procedure, reportistica, etc.) idonei a soddisfare le esigenze di:
    • conoscibilità dei meccanismi organizzativi all’interno dell’Ente
    • formale delimitazione dei ruoli, con individuazione delle funzioni svolte nell’ambito di ciascuna funzione
    • definizione dei poteri organizzativi, che siano coerenti con le responsabilità assegnate
    • definizione dei poteri autorizzativi e di firma, tramite un sistema di deleghe di funzioni e di procure, se necessario, per la firma di atti aziendali, che assicuri una chiara e trasparente rappresentazione del processo di formazione e di attuazione delle decisioni
      • l’adozione di precise procedure, manuali e/o informatiche
      • l’individuazione di processi di gestione e controllo delle risorse finanziarie nelle aree a rischio.

 

Il sistema di controllo preventivo deve ispirarsi ai principi di:

  • verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione, con particolare riferimento a quelle a rischio. Qualunque attività rientrante nelle aree a rischio deve essere adeguatamente documentata, affinché si possano acquisire, in qualunque momento, informazioni in merito:
  • alle principali fasi dell’operazione
  • alle ragioni che hanno portato al suo compimento
  • ai soggetti che ne hanno presidiato il compimento o hanno fornito le necessarie autorizzazioni
  • separazione delle funzioni, con l’obiettivo che nessuno possa gestire in autonomia tutte le fasi di un processo, ma vi sia:
    • una netta differenziazione, all’interno di ciascun processo, tra il soggetto che lo inizia, il soggetto che lo esegue e lo conclude e quello che lo controlla
    • la documentazione scritta di ciascun passaggio rilevante del processo.

 

5. L’Organismo di Vigilanza

 

L’articolo 6 del Dlgs 231/2001 dispone che il compito di vigilare sul funzionamento, l’efficacia e l’osservanza del modello, nonché di curarne l’aggiornamento, debba essere affidato ad un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

 

La scelta dell’Organismo e la sua composizione viene demandata al Consiglio di Amministrazione, il quale si atterrà ai principi di seguito enunciati.

 

5.1. Requisiti richiesti all’Organismo di Vigilanza

 

Autonomia e indipendenza

L’Organismo di Vigilanza (di seguito anche OdV) risponde, nello svolgimento delle proprie funzioni, solo al Consiglio di Amministrazione.

A tal fine, si prevede l’istituzione di un canale informativo diretto, tra l’Organismo di Vigilanza e gli organi decisionali (Consiglio di Amministrazione, altri amministratori delegati) e di controllo (Revisore Unico ove presente).

 

Professionalità

L’OdV deve possedere competenze ed esperienza adeguate alle funzioni che è chiamato a svolgere.

 

Onorabilità, assenza di cause di incompatibilità, conflitti di interesse e rapporti di parentela con i vertici aziendali

Costituisce causa di ineleggibilità, quale componente dell’OdV, e di incompatibilità alla permanenza nella carica:

  • la condanna, con sentenza anche in primo grado, per avere commesso uno dei reati di cui al Decreto e/o uno degli illeciti amministrativi in materia di abusi di mercato di cui al TUF
  • la condanna definitiva ad una pena che comporta l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche

 

5.2. Nomina, revoca e decadenza

 

L’attribuzione dell’incarico all’OdV e la revoca del medesimo sono atti riservati alla competenza del Consiglio di Amministrazione, previo parere del Revisore Unico.

 

La durata dell’incarico viene determinata in sede di nomina.

 

L’incarico non può avere durata massima superiore a tre anni ed è rinnovabile per non più di tre volte consecutivamente.

 

La cessazione dall’incarico dell’OdV può avvenire per una delle seguenti cause:

  • scadenza dell’incarico;
  • revoca dell’OdV da parte del Consiglio di Amministrazione;
  • rinuncia di tutti i componenti dell’OdV, con apposita comunicazione scritta inviata al Consiglio di Amministrazione
  • decadenza

 

La revoca dell’OdV può avvenire solo per giusta causa, anche al fine di garantirne l’ indipendenza.

 

Per giusta causa di revoca si intende, in via esemplificativa:

  1. una grave negligenza nell’espletamento dei compiti connessi all’incarico;
  2. il possibile coinvolgimento della Società in un procedimento, penale o civile, che sia connesso ad una omessa o insufficiente vigilanza, anche colposa.

 

La revoca per giusta causa è adottata con delibera del Consiglio di Amministrazione, previo parere del Revisore Unico.

 

In caso di scadenza, revoca o rinuncia, il Consiglio di Amministrazione nomina tempestivamente il nuovo OdV.

 

Qualora venisse adottato un organo di natura collegiale la cessazione dell’incarico di un singolo componente può avvenire:

  • a seguito di revoca dell’incarico da parte del Consiglio di Amministrazione;
  • a seguito di rinuncia all’incarico, con comunicazione scritta inviata al Consiglio di Amministrazione;
  • qualora sopraggiunga una delle cause di decadenza.

 

La revoca del singolo componente l’OdV può essere disposta solo per giusta causa e tali devono intendersi, oltre le ipotesi sopra previste per l’intero Organismo, a titolo esemplificativo, anche le seguenti ipotesi:

  1. coinvolgimento in un processo penale avente ad oggetto la commissione di un delitto previsto dal Decreto oppure in materia fiscale;
  2. coinvolgimento in un procedimento amministrativo per violazioni di norme in materia di TUF
  3. il caso in cui sia riscontrata la violazione degli obblighi di riservatezza previsti a carico dei membri dell’OdV;
  4. il caso di assenza ingiustificata per più di tre volte consecutive alle riunioni dell’OdV, segnalata da alcuno dei membri.

In ogni caso, la revoca è disposta con delibera del Consiglio di Amministrazione previo parere del Revisore Unico, se esistente.

 

La decadenza di uno o più membri dell’OdV. viene dichiarata dal Consiglio di Amministrazione qualora non sussistano più i requisiti di nomina di cui al paragrafo 5.1.

 

In caso di cessazione di un singolo componente, alla sostituzione provvede tempestivamente il Consiglio di Amministrazione. Il membro nominato scade unitamente agli altri componenti dell’OdV.

 

In caso di nomina di un solo membro le cause di cui sopra risultano ad esso applicabili.

 

5.3. Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

 

All’Organismo di Vigilanza vengono attribuite le seguenti funzioni:

 

Vigilare sull’osservanza delle prescrizioni del modello da parte dei destinatari, in relazione alle diverse tipologie di reato contemplate dal Decreto

L’OdV esercita i poteri di controllo attribuitigli dal modello, anche attraverso l’emanazione di direttive interne: a tale fine, l’organismo effettua periodicamente verifiche mirate su determinate operazioni o atti specifici, posti in essere nell’ambito delle aree di attività a rischio, come definite nelle parti speciali del modello.

 

L’OdV raccoglie, elabora e conserva le informazioni rilevanti, in ordine al rispetto del modello, e procede al controllo dell’effettiva presenza, della regolare tenuta e dell’efficacia della documentazione richiesta, in conformità a quanto previsto nelle singole parti speciali del modello per le diverse tipologie di reati.

 

L’OdV effettua verifiche mirate sulle principali operazioni poste in essere dall’Ente, nell’ambito delle aree a rischio, e ne dà evidenza in un rapporto scritto, da trasmettersi agli organi societari nell’ambito dell’attività di reportistica periodica.

 

L’OdV conduce le indagini interne, per accertare la fondatezza delle presunte violazioni delle prescrizioni del presente modello, portate all’attenzione dell’OdV da segnalazioni, o emerse nel corso dell’attività di vigilanza svolta dall’OdV stesso.

 

L’OdV si coordina con le altre funzioni aziendali, anche attraverso apposite riunioni o informazioni dirette, per il migliore monitoraggio delle attività nelle aree a rischio.

 

L’OdV si coordina con i responsabili delle diverse funzioni aziendali, per i diversi aspetti attinenti all’attuazione del modello: definizione delle clausole standard, formazione del personale, provvedimenti disciplinari, e simili.

 

Verificare la reale efficacia e l’effettiva capacità del modello, in relazione alla struttura aziendale, di prevenire la commissione dei reati di cui al Decreto

 

L’OdV aggiorna il sistema di identificazione, classificazione e mappatura delle aree a rischio, in funzione dell’evoluzione del quadro normativo e della struttura aziendale, al fine di proporre i necessari adeguamenti del modello, per renderlo efficace anche in relazione ai mutamenti aziendali e normativi intervenuti. I responsabili devono segnalare all’OdV le eventuali situazioni in grado di esporre l’azienda al rischio di reato. Tutte le comunicazioni devono essere scritte (anche via e-mail) e non anonime.

 

L’OdV verifica che gli elementi previsti dalle singole parti speciali del modello, per le diverse tipologie di reati (adozione di clausole standard, espletamento di procedure, eccetera), siano comunque adeguati e rispondenti alle esigenze di osservanza di quanto prescritto dal Decreto, provvedendo, in caso contrario, a proporre l’aggiornamenti degli elementi stessi.

 

Individuare e proporre gli opportuni aggiornamenti e le eventuali modifiche del modello in relazione alla mutata normativa o alle mutate condizioni aziendali

 

L’OdV ha il compito, anche avvalendosi delle consulenze necessarie, di seguire l’evoluzione della normativa di riferimento, con particolare riguardo alle eventuali modifiche ed integrazioni della medesima, nonché di aggiornarsi in merito all’evoluzione delle pronunce giurisprudenziali, al fine di mantenere il modello aggiornato, con le prescrizioni normative e le interpretazioni vigenti.

 

L’OdV. individua e propone gli opportuni aggiornamenti, e le opportune modifiche del modello, al Consiglio di Amministrazione.

 

Poteri dell’Organismo di Vigilanza

 

Per lo svolgimento dei propri compiti, l’OdV:

  • gode di ampi poteri ispettivi e di accesso ai documenti aziendali
  • dispone delle risorse economiche necessarie
  • si avvale del supporto e della cooperazione delle varie strutture aziendali e/o delle strutture che possano essere interessate o comunque coinvolte nelle attività di controllo
  • può avvalersi di terzi esterni, portatori di competenze necessarie per l’ottimale svolgimento dei propri compiti.

 

Raccolta e conservazione delle informazioni

L’Organismo di Vigilanza provvede alla raccolta delle segnalazioni ricevute, dei report inviati e delle risultanze dell’attività di indagine e di verifica svolta.

 

Coordinamento

L’OdV si coordina con eventuali altre funzioni o risorse della Società, alfine di acquisire indicazioni o informazioni utili.

 

5.4. Flusso informativo nei confronti dell’Organismo di Vigilanza

 

In ambito aziendale dovrà essere portata a conoscenza dell’OdV, oltre alla documentazione prescritta nelle singole parti speciali del modello, secondo le procedure ivi contemplate, ogni altra informazione, di qualsiasi tipo, proveniente anche da terzi ed attinente all’attuazione del modello nelle aree di attività a rischio.

 

Le informazioni verranno preferibilmente inviate in forma elettronica mediante e-mail, dai singoli soggetti interessati.

 

Per le comunicazioni all’OdV verrà istituita, tra l’altro, una apposita casella di posta elettronica.

 

Le segnalazioni dovranno essere in forma scritta e non anonima: l’OdV non è tenuto a prendere in considerazione le segnalazioni anonime che appaiano irrilevanti, destituite di fondamento o non circostanziate.

 

L’Ente garantisce la riservatezza a chi segnala eventuali violazioni, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti dell’Ente o delle persone accusate erroneamente e/o in mala fede.

 

In ogni caso, l’Ente adotta tutte le misure necessarie ad impedire che il segnalante possa subire, in ambito lavorativo, ritorsioni, illeciti condizionamenti, disagi e discriminazioni di qualunque tipo, per avere inoltrato la segnalazione.

 

Trattamento delle segnalazioni

 

L’Organismo di Vigilanza effettua le necessarie indagini, per appurare la fondatezza e la veridicità delle segnalazioni ricevute, verificando l’esistenza di indizi che confermino in maniera univoca l’inosservanza, da parte delle persone segnalate, delle procedure contenute nel modello organizzativo o delle regole di condotta enunciate nel codice etico.

 

Se accerta la commissione di violazioni, l’OdV individua i provvedimenti da adottare, nel rispetto delle procedure di contestazione delle violazioni, e le relative misure disciplinari, previste dal sistema disciplinare. I singoli provvedimenti verranno materialmente adottati dalle funzioni legalmente preposte.

 

5.5. Reporting dell’Organismo di Vigilanza nei confronti degli organi sociali

 

L’Organismo di Vigilanza riferisce periodicamente al Consiglio di Amministrazione, in merito all’attuazione del modello ed alle risultanze della propria attività di verifica e controllo.

 

E’ inoltre previsto l’impegno, a carico dell’OdV, di:

  • dare tempestiva comunicazione al Organo monocratico di controllo, se esistente, delle violazioni accertate e delle criticità rilevate
  • informare prontamente il Organo Monocratico di controllo e tutti gli altri amministratori, della notizia di violazione del modello da parte di uno o più amministratori: in tale caso il Consiglio di Amministrazione procede agli accertamenti del caso e, sentito il Revisore Unico, adotta i provvedimenti opportuni
  • informare prontamente il Consiglio di Amministrazione, della notizia di una violazione commessa dal Revisore Unico, se esistente: in tale caso il Consglio di Amministrazone effettua le verifiche del caso e, adotta i provvedimenti opportuni.

 

Il Consiglio di Amministrazione e l’Organo monocratico di controllo, hanno la facoltà di convocare in qualunque momento l’Organismo di Vigilanza il quale, a propria volta, può richiedere, attraverso le funzioni ed i soggetti competenti, la convocazione dei predetti organi per motivi urgenti.

 

Allegati:

  • Regolamento Organismo di vigilanza
  • Check List ATTIVITA’/VERIFICHE OdV
  • Procedura Audit interni

 

 

 

 

 

 

 

 

6. Il sistema disciplinare

 

Principi generali

L’articolo 6 del D.lgs 231/2001 e l’art. 30 del D.Lgs 81/08 prevedono espressamente l’adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

La predisposizione di un adeguato sistema sanzionatorio, per la violazione delle prescrizioni contenute nel modello, è quindi una condizione essenziale, per assicurare l’effettività del modello stesso.

L’applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde dall’esito di un eventuale procedimento penale o amministrativo in quanto le regole di condotta imposte dal modello sono assunte dall’Ente in piena autonomia, indipendentemente dalla tipologia di illecito che le violazioni del modello stesso possano determinare, salvo quanto di seguito specificato.

 

Salve le vincolanti disposizioni di legge (ad es. art. 7 legge 300/70) sulle modalità di contestazione e di comunicazione delle violazioni e delle sanzioni, per qualsiasi soggetto l’applicazione delle sanzioni dovrà essere preceduta dalla contestazione scritta degli addebiti, con facoltà di presentazione da parte dell’interessato delle proprie giustificazioni entro un termine massimo di giorni cinque, salve le disposizioni inderogabili di legge e/o del CCNL.

 

In casi particolari potrà anche essere disposta la sospensione dei rapporti o delle funzioni, in attesa delle decisioni adottate oppure in attesa delle verifiche compiute dall’Autorità Giudiziaria oppure da altre Autorità. Peraltro tali decisioni non costituiscono condizione per l’applicabilità delle presenti sanzioni.

 

Il tipo e l’entità delle sanzioni si determinano, conformemente a quanto prevede il codice disciplinare, in relazione:

  • all’intenzionalità del comportamento o al grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell’evento
  • al comportamento complessivo del soggetto, con particolare riguardo alla sussistenza o meno di precedenti disciplinari del medesimo
  • alle mansioni ed all’inquadramento contrattuale, se lavoratore dipendente
  • alla posizione funzionale delle persone coinvolte nei fatti costituenti la mancanza
  • alla oggettiva gravità dei fatti
  • ad ogni altra circostanza che accompagna la violazione disciplinare.

 

6.1 Misure nei confronti dei dipendenti

I comportamenti, tenuti dai dipendenti, in violazione delle singole regole comportamentali dedotte nel codice etico sono definiti come illeciti disciplinari.

Le sanzioni irrogabili, nei riguardi dei lavoratori, rientrano tra quelle previste dal vigente CCNL di riferimento (nella specie CCNL Formazione Professionale) , nel rispetto delle procedure previste dall’articolo 7 – Sanzioni disciplinari della legge 300/1970 (Statuto dei lavoratori) e del medesimo CCNL, nonché di eventuali altre disposizioni speciali applicabili.

Le sanzioni, applicate secondo il principio della proporzionalità e secondo la gravità dei fatti addebitati potranno essere le seguenti:

  1. richiamo verbale;
  2. richiamo scritto;
  3. multa non superiore all’equivalente di 3 ore di stipendio base;
  4. sospensione dal lavoro e dalla retribuzione sino ad un massimo di 3 giorni
  5. licenziamento, con o senza preavviso.

 

La competenza all’irrogazione delle sanzioni è in capo all’organo societario o al soggetto delegato munito di specifici poteri (in difetto Consiglio di Amministrazione).

 

6.2 Misure nei confronti dei dirigenti

Applicazione delle misure più idonee, in conformità a quanto previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dirigenti del settore Formazione. In particolare la violazione delle disposizioni citate potrà costituire giusta causa di licenziamento.

 

La competenza all’irrogazione delle sanzioni è in capo all’organo societario o al soggetto delegato munito di specifici poteri (in difetto Consiglio di Amministrazione).

 

6.3 Misure nei confronti degli amministratori e del Revisore Unico

Le sanzioni applicabili a tali soggetti sono le seguenti:

  • richiamo scritto
  • revoca del mandato

 

In caso di violazione del presente codice da parte di amministratori e/o del Revisore Unico, l’OdV informerà l’intero Consiglio di Amministrazione, che provvederanno ad assumere le opportune iniziative previste dalla vigente normativa oppure all’applicazione delle sanzioni sopra previste.

 

La sanzione del richiamo scritto può essere adottata anche dall’OdV, previo avviso al Consiglio di Amministrazione e al Revisore Unico.

 

Tenuto conto che gli amministratori dell’Ente sono nominati dall’Assemblea dei soci, nell’ipotesi in cui sia stato disposto il rinvio a giudizio di amministratori, presunti autori di un reato da cui deriva la responsabilità amministrativa dell’Ente, si procederà alla convocazione dell’Assemblea dei soci, per deliberare in merito alla revoca del mandato.

 

Nel caso di inizio di azione penale nei suoi confronti oppure di sentenza di condanna, anche di primo grado, per i reati previsti dal Decreto, l’amministratore e/o il revisore dovrà darne immediata comunicazione all’OdV, che procederà ad informarne l’intero Consiglio di Amministrazione come sopra indicato.

 

6.4 Misure nei confronti di collaboratori e consulenti esterni

I soggetti legati all’Ente da rapporti di collaborazione o di consulenza che pongano in essere, nell’esercizio della loro attività, comportamenti in contrasto con le disposizioni contenute nel codice etico potranno essere sanzionati con l’interruzione del relativo rapporto, eventualmente sulla base di apposite clausole risolutive espresse, inserite nei contratti stipulati con tali soggetti.

 

Qualora la violazione, in relazione alle circostanza, non sia ritenuta di gravità tale da interrompere il rapporto, potrà venire adottata la sanzione del richiamo scritto.

 

E’ fatta salva l’eventuale richiesta di risarcimento, qualora da tale comportamento derivino danni.

 

La competenza all’irrogazione delle sanzioni è in capo all’organo societario o al soggetto delegato munito di specifici poteri (in difetto Consiglio di Amministrazione).

 

Il richiamo scritto può essere adottato anche dall’OdV.

 

6.5 Misure nei confronti dei fondatori

In caso di violazione dei principi del codice Etico poste in essere FondATORI possono venire applicate le seguenti sanzioni:

  • richiamo, verbale o scritto
  • sospensione temporanea delle agevolazioni e/o iniziative previste per i Soci
  • esclusione dalla Società.

 

La competenza all’irrogazione della sanzione dell’esclusione è in capo ai fondatori

La competenza all’irrogazione delle altre sanzioni è demandata all’OdV.

 

Misure nei confronti dell’OdV

In caso di violazione delle disposizioni del modello da parte del o dei membri dell’OdV, il Consiglio di Amministrazione provvederà all’adozione dei provvedimenti opportuni, e precisamente il richiamo scritto o la revoca del mandato conferito.

 

E’ fatta salva l’eventuale richiesta di risarcimento, qualora da tale comportamento derivino danni.

 

7. Formazione e diffusione del modello

 

L’efficace attuazione del presente modello passa attraverso la sua adeguata conoscenza e divulgazione, sia presso il personale dell’Ente, che presso i terzi a vario titolo interessati.

 

Comunicazione ai componenti degli organi sociali e ad altri organi

Il modello viene formalmente trasmesso a ciascun componente degli organi sociali, il quale sottoscrive una dichiarazione di presa visione ed adesione.

 

Il modello viene illustrato ai soci nella prima assemblea utile (similmente si procede in relazione a variazioni o aggiunte al modello).

 

Organo di Vigilanza

In occasione della nomina, l’OdV sarà oggetto di specifiche informazioni, anche fornite da consulenti esterni, sul contenuto del Dlgs 231/2001 e della normativa e giurisprudenza collegate, sulla illustrazione delle procedure interne adottate. Successivamente, potranno tenersi incontri di aggiornamento, su eventuali significative novità normative, giurisprudenziali e dottrinali relative al Dlgs 231/2001 ed alla sua applicazione.

 

Comunicazione e formazione nei confronti del personale responsabile

E’ previsto quanto segue:

  • informativa in sede di assunzione
  • formazione iniziale con specifiche indicazioni, anche mediante supporto informatico
  • e-mail o comunicazioni di aggiornamento.

 

Altre forme di comunicazione nei confronti del personale

Il testo integrale del modello organizzativo viene reso disponibile a tutto il personale, in un’apposita sezione del sito dell’ente e/o con comunicazione personalizzata e diretta.

 

E’ inoltre previsto quanto segue:

  • informativa in sede di assunzione
  • formazione iniziale con specifiche indicazioni, anche mediante supporto informatico
  • note informative interne
  • occasionali e-mail o altre comunicazioni di aggiornamento.

 

Informativa ai collaboratori esterni ed ai partners

L’Ente promuove la conoscenza e l’osservanza del modello anche tra i partners commerciali e finanziari, i consulenti, i collaboratori a vario titolo, i clienti/utenti ed i fornitori.

A questi soggetti verranno pertanto fornite apposite informative sui principi, le politiche e le procedure che l’Ente ha adottato sulla base del presente modello, nonché i testi delle clausole contrattuali che, coerentemente a detti principi, politiche e procedure, potranno venire adottate dall’Ente.

Il testo integrale del modello organizzativo viene reso disponibile ai terzi, nel sito dell’Ente o con eventuali altre tipologie di comunicazione personalizzata.

 

8. Il sistema delle verifiche

 

Il presente modello sarà soggetto alle seguenti tipologie di verifiche, coordinate dall’Organismo di Vigilanza:

  • verifiche sugli atti posti in essere: periodicamente, con cadenza tendenzialmente annuale, si procederà ad una verifica dei principali atti, contratti di maggiore rilevanza, conclusi dall’Ente nelle aree a rischio, nonché delle decisioni adottate
  • verifiche delle procedure: periodicamente, con cadenza tendenzialmente annuale, sarà verificato l’effettivo funzionamento del presente modello, con le modalità stabilite dall’OdV. Inoltre, sarà intrapresa una revisione di tutte le segnalazioni ricevute nel corso dell’anno, delle azioni intraprese dall’OdV e dagli altri soggetti interessati, degli eventi considerati rischiosi, della consapevolezza del personale rispetto alle ipotesi di reato previste dal Decreto, con verifiche ed interviste a campione.

 

Verrà redatto un rapporto da sottoporre all’attenzione del Consiglio di Amministrazione, in concomitanza con il rapporto annuale predisposto dall’OdV, che evidenzi le possibili carenze e suggerisca le azioni da intraprendere.

 

9. Adozione e gestione del modello

 

Il modello viene approvato dal Consiglio di Amministrazione, che provvederà anche alla approvazione di eventuali modifiche o aggiunte successive, di iniziativa o su richiesta dell’OdV.

 

Procedure correlate:

 

In aggiunta a quanto suesposto il Modello Organizzativo contempla anche le seguenti procedure aziendali e i seguenti allegati:

Allegati

 

  • Manuale qualità
  • Pianificazione del servizio
  • Procedura Audit
  • Procedura Formazione e Addestramento
  • Codice Etico

 

  • Regolamento OdV

 

  • Check list attività/verifiche OdV

 

  • Modulistica per trasmissione da e verso OdV

 

  • Statuto Fondazione